I gatti nell’arte – L’era moderna

Per finire la nostra rubrica riguardante i nostri amici felini ritratti nelle opere d’arte, ci dedicheremo ai periodi più vicini a noi, in particolare dalla fine dell’800 ai giorni d’oggi!

In primo luogo, parleremo di Carl Kalher, un pittore e ritrattista austriaco celebre soprattutto per i suoi quadri dedicati proprio ai gatti.

La prima opera in cui ritrasse dei gatti fu “Gli amanti di mia moglie”, quadro che gli venne commissionato da Kate Birdsall, una milionaria amante dei gatti che desiderava un ritratto dei suoi quarantadue gatti persiani e d’angora.

Carl studiò per tre anni i mici che sono poi diventati protagonisti del quadro, rappresentati in modo principesco e celebrativo, ricco di emozioni e colori.

L’opera fu completata nel 1891 e il titolo venne scelto dal marito della donna, il quale probabilmente si sentiva trascurato alla causa dell’amore che lei provava per i suoi gatti.

Al centro della composizione è ritratto “Sultano”, un gatto grande ed elegante con il mantello bruno con tocchi di giallo, il petto bianco e degli spendenti occhi verdi, era il preferito della donna; alla sua destra troviamo “Sua Altezza” una splendida gatta bianca con gli occhi blu, presente anche nell’opera di Kalher “ritratto di famiglia” dove è raffigurata insieme ai suoi cuccioli.

Altri quaranta felini completano l’armoniosa composizione composta da pose, espressioni e posture che sono state acquisite nei singoli disegni creati da Kalher nel corso dei tre anni, in questo modo, oltre le caratteristiche fisiche, l’artista ha saputo cogliere le diversità caratteriali di ogni “amante” della signora Kate, creando un particolare equilibrio tra le pose e i toni di colore, tanto da essere addirittura definita come “una delle più belle opere al mondo raffigurante dei gatti”.

La seconda opera che tratteremo risale al 1896 ed è la locandina “Tournée du chat Noir” realizzata da Théophile Steinlen.

Si tratta dell’insegna pubblicitaria dello “Chat Noir”, un raffinato locale di Parigi inaugurato nel 1881   che fu sede di spettacoli di cabaret, teatro d’ombre e fu luogo d’incontro di pittori e scrittori.

Il nome del locale fu ispirato ai numerosi gatti che giravano per il quartiere: randagi, vagabondi e liberi proprio come i clienti che frequentavano quel luogo; Steinlen era uno di loro e si dilettava a decorare il locale con opere dedicate ai felini.

Per realizzare questo quadro scelse uno stile semplificato, quasi a macchie; stile conosciuto nei caffè parigini, che riassume tutto lo spirito del locale.

Dallo sfondo dorato risalta la sagoma scura e enigmatica di un gatto, dal pelo ispido e dai grandi occhi gialli, dietro la sua testa un’aureola lo trasforma quasi in un’animale sacro e, con gli artigli affonda nel rosso del basamento, su cui spicca la coda elegantemente arricciata; i colori sono ridotti al nero, rosso e giallo, forse per limitare i costi di stampa, ma sicuramente scelti perché forti e audaci.

Anche la prossima opera fu realizzata da un artista francese, in particolare si tratta del ritratto del gatto bianco di Pierre Bonnard, conclusa nel 1984.

L’artista utilizza la distorsione per creare un’immagine umoristica e divertente di un insolito gatto che inarca la schiena sollevato in modo esagerato sulle zampe con la testa infossata nelle spalle, gli occhi a fessura, l’aria da furbo e un aspetto domestico e selvatico al tempo stesso.

Il pittore ha impiegato molto tempo a decidere la forma e la posizione delle zampe, ciò è dimostrato dai numerosi disegni preparatori e dalla radiografia dell’opera che mette in luce numerose correzioni, alcune visibili ad occhio nudo.

Bonnard si ispirò alla pittura giapponese per la composizione audace e asimmetrica così come nella scelta del soggetto, delle linee sinuose, dello stile decorativo della composizione e dell’assenza di profondità nella figura;

secondo la sua ottica “L’arte non è la natura” al punto tale che il suo gatto bianco si trasforma quasi in una caricatura, in un’immagine buffa nata dal genio del suo autore che ha saputo osservarlo e capirlo con grande maestria.

In tutto il suo lavoro, Bonnard ha prodotto innumerevoli dipinti che presentavano i gatti, a volte come un semplice dettaglio, a volte come soggetto

centrale.

Come ultima opera parleremo di una scultura realizzata dal 1994 al 2001, dal titolo “Gatto su una corda da bucato”.

Venne realizzata da Jeff Koons, un artista statunitense considerato continuatore della pop art e che, nel corso della sua carriera, ha utilizzato una vasta quantità di tecniche e materiali diversi, tra cui: scultura, pittura, installazioni e fotografia; e plastica, marmo, metalli e porcellana.

 La scultura è gigantesca, misura 312 x 279 x 127 centimetri e ne sono state realizzate cinque versioni in colori diversi.

Anche se può sembrare apparentemente innocua, l’opera può avere diverse interpretazioni e significati, può essere vista come la protezione del grembo materno o come una forma di crocifissione contemporanea o, più semplicemente, come un tenero e simpatico gattino all’interno di un calzino appeso, a voi la scelta!

Queste sono solo alcune delle opere dedicate ad uno dei felini più amati e ammirati al mondo, ma ne esistono ancora tantissime e ognuna riprende aspetti e significati differenti associati all’affascinante figura del gatto.

Speriamo che questa scoperta artistica dell’immagine dei gatti dall’antichità fino ai giorni d’oggi vi sia piaciuta, fateci sapere cosa ne pensate con un commento!

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